Il silenzio
sembra facile, ma…
Indice

Cos’è il silenzio?

Materialmente, il silenzio non è altro che l’assenza del suono. Parrebbe quindi che, per ottenerlo, basti banalmente starsene zitti.
In effetti, se si riflette sulla natura del suono e sulla sua provenienza, ci si accorge che “starsene zitti” non è sufficiente per ottenere il vero silenzio. Dunque, riflettiamo un momento sul silenzio e sul perché, vista la natura del suono, non è così facile ottenerlo.

La «catena» del suono

Come abbiamo già discusso, la “catena” di produzione del suono è costituita dalla vibrazione d’una sorgente sonora che viene trasmessa tramite un mezzo di propagazione e percepita da un organo di ricezione.Per ottenere un vero silenzio occorre spezzare almeno uno degli anelli di questa catena.

Spezzare la «catena»

Esperienza: Fermi e zitti, ascoltiamo – c’è silenzio?

Spezzare il secondo anello della catena, quello della trasmissione del suono, nel mondo nel quale viviamo ogni giorno non è praticamente possibile.
Considerando che il suono si trasmette anche attraverso l’aria e che non possiamo far altro che vivere immersi nell’aria, è facile capire che non possiamo liberarci così facilmente di un mezzo propagante fondamentale per la nostra stessa vita.
Nello sforzo d’ottenere il silenzio, potremo indebolire il secondo anello della catena in molti modi, particolamente con l’uso di isolanti acustici, ma l’unico modo per liberarcene sarebbe vivere nel vuoto assoluto. Impossibile, per noi.

Spezzare il primo anello della catena, quello della generazione del suono, è altrettanto impossibile.
Considerando che il suono viene generato dal movimento e che, per quanto possiamo impegnarci, ci è impossibile ottenere l’immobilità totale, ci sarà impossibile anche essere totalmente silenziosi.

Riflessione: Prova a osservare quali sono i movimenti dei quali, anche volendo non possiamo fare a meno.

Spezzare il terzo anello della catena, quello della ricezione del suono è tecnicamente possibile, ma non so fino a che punto lo troveresti desiderabile: si tratta di rendersi totalmente sordi! No, meglio evitare, che ne dici?

Il silenzio assoluto

Il silenzio vero, quello assoluto, è quindi una condizione non ottenibile nella realtà della nostra vita quotidiana. Certo, possiamo tentare di avvicinarci ad una condizione di silenzio assoluto, ma sapendo fin dal principio che non lo raggiungeremo mai.
Ciò non toglie che esistano altri tipi di silenzio che vale la pena conoscere e, nelle opportune circostanze, sforzarsi di ottenere.

Il silenzio funzionale

Il silenzio funzionale è un tipo di silenzio assai prezioso. Esso consiste in un livello di silenziosità sufficientemente elevato da non ostacolarci nello svolgimento di un’attività. Volendo rigirare la frittata, potremmo dire che consiste in un livello di rumorosità sufficientemente ridotto da non ostacolarci nello svolgimento di un’attività.
Se pensiamo che la rumorosità è una condizione naturale di tutto ciò che vive e si muove, è facile rendersi conto che per ottenere il silenzio funzionale dovremo controllare i nostri movimenti. Tutti i nostri movimenti.

Esperienza: prova a fare un silenzio che sia funzionale alla percezione dei suoni più deboli presenti in classe; elencali e scopri quanti suoni prima impercettibili ti è stato possibile notare.

Conclusione: il silenzio può essere funzionale alla percezione dei dettagli sonori più minuti.

Esperienza: alcuni compagni leggono a voce alta un passaggio del libro a caso; il professore parla, con la stessa intensità di voce, rivolto alla parete; un compagno in fondo alla classe cerchi di comprendere cosa dice esattamente il professore.
Ripeti l’esperienza mentre tutti si impegnano per mantenere il massimo del silenzio.


Conclusione: il silenzio può essere funzionale alla comprensione di un messaggio verbale.

Esperienza: alcuni compagni emettono suoni casuali con il flauto (senza esagerare!); il professore suona, con intensità media, rivolto alla parete; un compagno in fondo alla classe cerchi di capire quale famosa melodia suona il professore.
Ripeti l’esperienza mentre tutti si impegnano per mantenere il massimo del silenzio.

Conclusione: il silenzio può essere funzionale alla comprensione e all’apprezzamento di un brano musicale.

Esperienza: alcuni compagni leggono a voce alta un passaggio del libro a caso; il professore suona, con intensità media, rivolto alla parete; un compagno in fondo alla classe cerchi di capire quale famosa melodia suona il professore.

Conclusione: suoni molto diversi (come quello delle voci rispetto a quello del flauto) tendono ad “intralciarsi” relativamente poco tra loro; in questo caso può essere funzionale un livello di silenzio meno profondo.

Esperienza: alcuni compagni emettono suoni casuali con il flauto (senza esagerare!); il professore pronuncia una frase a voce alta, rivolto alla parete; un compagno in fondo alla classe cerchi di comprendere cosa dice esattamente il professore.

Conclusione: confermiamo che suoni molto diversi (come quello delle voci rispetto a quello del flauto) tendono ad “intralciarsi” relativamente poco tra loro; anche in questo caso può essere funzionale un livello di silenzio meno profondo.

Dunque, il concetto di «silenzio» è un concetto relativamente elastico e può cambiare a seconda delle situazioni. Quel che è certo, è che il silenzio offre sempre la possibilità di migliorare l’ambiente nel quale ci si trova a vivere, compresa l’aula dove vivi quando sei a scuola. Ne ricaviamo che il silenzio è un alleato prezioso per conservare la salute e l’equilibrio della personalità.

Il silenzio soggettivo

Esperienza: prova a ottenere nuovamente il massimo silenzio possibile ed elenca con la massima cura tutti i suoni che riesci a percepire; confronta il tuo elenco con quello dei compagni. Avete sentito tutti gli stessi suoni? Davvero?

Conclusione: per qualcuno è «silenzio» qualcosa che non lo è per altri; non tutti abbiamo la stessa sensibilità uditiva; il silenzio, nel mondo reale, è in una certa misura un fattore soggettivo.

Una canzone sul silenzio

Ecco il video di una vecchia canzone (1992) degli Aeroplanitaliani. Il brano si intitola «Zitti, zitti (il silenzio è d’oro)». Al termine del video, ritorneremo sul testo della canzone per leggerlo e commentarne insieme alcune frasi che son di seguito evidenziate.

Perché voi siete i protagonisti
il crollo dell’Impero comunista
milioni di supervalutazione
il monopolio dell’informazione.

Indagine aperta, inchiesta archiviata
meno zucchero, più goal granata
ferma condanna, gusto speciale
missile, bomba o cedimento strutturale.

Gladio, stadio, la Tua radio
grande concorso, la lotta alla mafia
Il prodotto che rispetta la natura
questa piaga della droga e mantiene la cottura.

Emergenza albanesi, emergenza immigrati
Tomba la bomba, piccone, P2
non arrivare impreparati
all’appuntamento del ‘92.

A voi la linea, allarme ambiente
crisi del Golfo, bombe intelligenti
Guerra, Tempesta, Maradona,
la strage del sabato sera.

Estonia, Lettonia, Lituania,
la crisi, la crisi, la crisi, la crisi,
parole parole che sono rumore
parole parole che sono rumore, rumore…

SILENZIO!!!

E allora zitti zitti, non riflettere, non discutere
ma sentire col cuore, buttarsi a capofitto
e allora zitti zitti dritti verso il centro
non fuori, ma dentro, non rumore ma silenzio.

Non gridare ma ascoltare
non forzare ma lasciarsi andare
non imparare ma dimenticare
il silenzio è lo spazio per poter pensare.

E allora zitti zitti che il silenzio è d’oro
ed anche quando siamo tanti stiamo zitti in coro
c’è tanto chiasso intorno e non si calma mai

parole su parole su parole parole tra noi

ma se si parla perchè si ha la lingua in bocca
è meglio muti come pesci, è meglio acqua in bocca

perciò se un bel tacere non fu mai scritto
restiamo zitti noi e lasciam parlare i fatti

non gridare ma ascoltare
non forzare ma lasciarsi andare
non imparare ma dimenticare
il silenzio è lo spazio per poter pensare.

Zitti zitti, il silenzio è d’oro
Zitti zitti, il silenzio è d’oro
Zitti zitti, il silenzio è d’oro
ricchi ricchi, il silenzio è d’oro.

S’ode a destra uno squillo di tromba
ma da sinistra gli risponde uno sbadiglio
troppe voci fanno male e la testa rimbomba
e di quello che succede non si sente più nulla.

Il silenzio, il ricominciare,
il bianco ed il nero, il silenzio è lo zero
ma fra tutte queste grida e i richiami della foresta
il silenzio è la quiete dopo la tempesta.

Nel silenzio, finalmente, sento…

 Il filmato, su YouTube 

Un brano «classico» sul silenzio

John Cage è stato un importante autore americano del ‘900 che si è espressamente occupato del silenzio in musica. Le sue conclusioni sono molto particolari: secondo Cage il silenzio ha il suo suono e quel suono, da solo, è già musica. Anzi, a suo dire è la musica migliore perché si crea da sè ed è presente in ogni luogo.
Questo suo modo di intendere le cose lo ha spinto a comporre, tra gli altri, un brano molto particolare intitolato «4’ 33”». Il brano è stato composto per pianoforte ma, per renderlo più avvincente e più vario (?), ne è stata realizzata anche una versione per orchestra. Ecco i collegamenti ad alcuni filmati che riguardano 4’33” di John Cage:

 

 Il filmato, su YouTube 

 Versione per orchestra, su YouTube 

 Parodia death metal, su YouTube 

 

 
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