Il Romanticismo
aspetti musicali
Indice

Contesto

Il Romanticismo musicale copre sostanzialmente l’intero XIX secolo. Si colloca tra la fine del Classicismo e la lunga fase storica successiva, che porta fino ai giorni nostri, nella quale è difficile individuare un movimento predominante.

Il Romanticismo è un modo di intendere l’arte, ma è anche un modo di interpretare la realtà che ha strascichi ancora nel mondo odierno. Il senso romantico del “bello” è caratterizzato da un gusto particolare per l’espressività estrema e per l’esaltazione dell’originalità e della libertà dagli schemi. Sotto l’inganno d’una visione eccessivamente eurocentrica, l’idea della musica per tutti viene estremizzata e si fa strada l’equivoco (tutt’oggi assai diffuso) secondo il quale la musica sarebbe un linguaggio universale, in grado di parlare direttamente al cuore degli uomini indipendentemente dalla loro cultura.

I compositori romantici realizzano opere molto ricercate e sapientemente curate in ogni dettaglio, ma assecondano l’immaginario del pubblico nascondendo il loro sforzo sotto una convincente apparenza di spontaneità. La ricerca dell’originalità e la cura profusa dai compositori si traducono, come è facile attendersi, in una sensibile riduzione della quantità di musica realizzata da ciascuno di essi in confronto ai loro “colleghi” delle epoche precedenti.

Anche nell’epoca romantica, il ruolo di chi crea musica cambia profondamente. La libera professione diviene la regola, mentre la figura del compositore al soldo e sotto il controllo altrui si fa idealmente sempre più marginale e sempre meno ambìta. Il pubblico eleva l’artista al rango di sua guida emozionale e in un certo senso spirituale, e il ruolo subordinato mal si addice a una “guida”. Al musicista viene sempre più spesso riconosciuta una natura in un certo senso “sovrumana”, quel genio artistico che si pensava fosse un dono di natura, più che una conquista dovuta allo studio e alla tecnica (“artisti si nasce, non si diventa”).

Nell’Ottocento (e anche successivamente) la divizzazione del musicista porta ad un’ammirazione per il virtuosismo tanto estrema da superare il limite del buon senso, spingendosi fino a forme di venerazione che, a guardarle con distacco, appaiono ridicole.

Il cambiamento di prospettiva descritto non può che avere ricadute anche sul prestigio e, di conseguenza, sul reddito potenziale di chi intraprendeva la carriera musicale. Il musicista di successo poteva ambire a una posizione sociale invidiabile ed invidiata, cosa semplicemente impensabile nei secoli precedenti (un esempio tutto italiano è dato dalla figura di G. Verdi).

In questo contesto, il fenomeno del dilettantismo musicale si diffonde sempre più, contribuendo a caratterizzare il modo in cui si esprimeva la socialità nei salotti borghesi dell’epoca, ove la musica aveva spesso un ruolo centrale. La spinta impressa allo sviluppo della musica da camera è notevole, e trova la sua espressione ideale, anche se non certo unica, nella forma del lied.

Grande rilevanza ebbe anche il fenomeno delle cosiddette scuole nazionali, che non erano “scuole” nel senso didattico del termine, bensì gruppi di artisti che si ponevano come obiettivo la valorizzazione del patrimonio culturale della propria area d’origine, secondo quello spirito patriotico che andava crescendo e che dava vita in gran parte d’Europa a moti indipendentisti e di affermazione nazionale (non ultimo il Risorgimento italiano), fino a sfociare nel nazionalismo. Le scuole nazionali avevano una loro componente musicale che traeva solitamente spunto dalla tradizione popolare per darle prestigio “rivestendola” con le forme tipiche della musica colta.

Forme principali

Melodramma
Nell’Ottocento continua la tradizione del melodramma, che tanta fortuna aveva incontrato fin dall’epoca barocca. Ovviamente lo stile si adegua ai tempi e alle nuove attese del pubblico, che richiede spettacoli sempre più imponenti, effetti sempre più avvincenti, emozioni sempre più coinvolgenti, tempi sempre più ampi. In Italia, quello che è comunemente riconosciuto come il maggiore operista del tempo è Giuseppe Verdi, affiancato da autori oggi meno noti ma allora non meno rinomati quali Gaetano Donizetti e Vincenzo Bellini.

Sinfonia
Mantiene un grande prestigio e, come il melodramma, è soggetta ad “aggiornamenti” per adattarla alle nuove esigenze e al nuovo gusto. In particolare, si nota la tendenza a interpretarne con più libertà le indicazioni formali, ad ampliarne (talora a dismisura) le proporzioni, ad impiegarvi organici orchestrali sempre più numerosi e articolati.

Concerto
Al destino che tocca la sinfonia, aggiunge la particolarità d’essere il terreno prediletto per l’esibizione delle prodezze dei virtuosi. Il solista che decide di affrontare l’esecuzione d’un concerto romantico sa già in partenza di dover affrontare una prova dalle difficoltà estreme, così come sa già in partenza che, se tutto andrà a dovere, otterrà ovazioni interminabili e un’ammirazione degna d’un semidio.

Sonata
La sua fortuna, già spiccata in epoca classica, si rafforza ulteriormente. Gli inevitabili adattamenti ai tempi ne fanno un degno concorrente del concerto in ambito pubblico. Potendo essere eseguita con un organico minimale, la sonata era però anche una forma destinata a far sognare tanti dilettanti che, cimentandosi con essa, potevano sentirsi “grandi” pur rimanendo tra le mura di casa a suonare per sè o per il ristretto pubblico dei salotti.

Poema sinfonico
È una forma esclusivamente strumentale per grande orchestra che rientra nell’ambito della cosiddetta musica a programma, ovvero di quel particolare tipo di musica composta con l’intento di tradurre in musica qualcosa di non strettamente musicale (una poesia, un dipinto, un paesaggio, un personaggio, una storia…). Coerentemente con lo spirito del tempo, i compositori compongono i propri poemi sinfonici con un’intenzione che in termini moderni potremmo paragonare alla realizzazione di una colonna sonora da film… senza il film! Ogni ascoltatore era implicitamente invitato a seguire nella propria fantasia l’avvicendarsi delle emozioni che accompagnavano la “trama”, guidato scena per scena dal programma dichiarato nel titolo, in didascalie e sottotitoli, o in altro modo.

Lied
È una delle più diffuse forme da camera del tempo, particolarmente gradita nei salotti ottocenteschi. Il termine tedesco “lied” significa semplicemente “canzone”, infatti il lied è una composizione vocale di breve respiro basata su un testo poetico, accompagnata solitamente dal pianoforte. L’autore principe del lied ottocentesco è F. Schubert.

Altre forme
La continua ricerca dell’originalità da parte dei compositori romantici favoriva il moltiplicarsi d’una gran varietà di forme, molte delle quali di proporzioni contenute. Come esempio, ricordiamo la rapsodia, la romanza senza parole, il notturno, lo scherzo, la ballata, lo studio, la serenata, la polacca, l’improvviso, il valzer, la mazurca

Strumenti

L’insieme degli strumenti disponibili in epoca romantica si accresce notevolmente, anche in conseguenza del proseguire e del consolidarsi degli avanzamenti tecnologici dovuti alla cosiddetta “seconda rivoluzione industriale”.

Particolarmente toccati da questa vertiginosa evoluzione sono gli strumenti a fiato, ai quali si apportano continue varianti per ampliarne la versatilità, l’agilità, la precisione, la potenza. Oltre al perfezionamento degli strumenti esistenti si assiste a una proliferazione di prototipi di nuovi strumenti, alcuni dei quali finiscono per affermarsi, altri per scomparire in breve tempo. Strumenti a fiato noti già da tempo ma utilizzati solo in rare occasioni entrano in pianta stabile nell’organico sinfonico, soprattutto quelli di gamma estrema, come la tuba, il clarinetto basso, il controfagotto e l’ottavino.

Un’altra famiglia di strumenti sempre più impiegati nell’orchestra ottocentesca è quella delle percussioni, soprattutto con un ruolo di arricchimento timbrico, di sottolineatura ritmica e di potenziamento dinamico. Quello degli strumenti a percussione è un terreno di sperimentazioni frenetiche, dove ogni compositore si sbizzarrisce alla ricerca di effetti mai uditi in precedenza.

Da ultimo, il grande classico: il pianoforte. Per quanto mantenga intatta la sua struttura di base, il grado di perfezionamento al quale viene sottoposto in epoca romantica è impressionante, e porta alla definizione di standard assai prossimi a quelli attuali, migliorandone la suonabilità e la qualità timbrica e ampliandone l’estensione, la precisione dinamica, la potenza massima.

Gli archi, dal canto loro, avevano già raggiunto un ottimo grado di raffinatezza, per cui si mantengono pressoché fedeli alle caratteristiche già ampiamente sperimentate e consolidate in precedenza.

Una delle ricadute più evidenti della ricerca nel campo degli strumenti musicali è l’incremento delle dimensioni medie dell’orchestra ottocentesca, che frequentemente supera l’ottantina d’elementi, fino a spingersi occasionalmente oltre il centinaio. Al di là della possibilità d’arricchire la tavolozza timbrica che offriva, un’orchestra numerosa, era del resto l’unico mezzo per ottenere le sonorità robuste necessarie per impressionare il pubblico in modo efficace nei passaggi più poderosi, in un’epoca nella quale non erano ancora disponibili apparecchiature per l’amplificazione del suono.

Autori

Il Romanticismo ha espresso una quantità di grandi personaggi, per cui qualsiasi elenco non può che riportarne solo una minima parte. A titolo puramente indicativo ricordiamo, in ordine cronologico:

N. Paganini1782-1840 F. Chopin1810-1849 C. Franck1822-1890 C. Saint-Saëns1835-1921
F. Schubert1797-1828 R. Schumann1810-1856 B. Smetana1824-1884 G. Bizet1838-1875
G. Donizetti1797-1848 F. Liszt1811-1886 A. Bruckner1824-1896 M.P. Mussorgsky1839-1881
V. Bellini1801-1835 R. Wagner1813-1883 A.P. Borodin1833-1887 P.I. Ciaikovsky1840-1893
H. Berlioz1803-1869 G. Verdi1813-1901 J. Brahms1833-1897 E. Grieg1843-1907
F. Mendelssohn1809-1847 C. Gounod1818-1893      
 
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