Gli accenti e il ritmo
 
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Fino a questo punto ci siamo occupati di come rappresentare graficamente i suoni in base alla loro altezza e alla loro durata. Se hai capito i concetti e memorizzato i simboli che ti sono stati proposti, è giunto il momento di prendere in considerazione gli accenti e il ritmo. In caso contrario, sarebbe ora che ti decidessi a studiare.

L’accento

Il concetto di accento ti dovrebbe essere familiare, perché si applica anche alla lingua italiana. Quando hai iniziato ad andare a scuola, probabilmente non sapevi nulla della teoria degli accenti, eppure li usavi ogni giorno, semplicemente parlando. I maestri non hanno fatto altro che “portare a galla” le tue conoscenze e aiutarti a diventarne consapevole. Ti farà piacere sapere che anche nel caso della musica sei già abituato a sentire e ad usare gli accenti, solo che probabilmente nessuno ti ha mai suggerito di soffermarti a rifletterci. Cominciamo ora!

L’accento nel linguaggio parlato
Quando parli, usi spontaneamente gli accenti, solitamente uno per parola (càpita di inserire più di un accento in talune parole composte). Nei primi anni di scuola ti avranno certo insegnato a riconoscere gli accenti andando in cerca di sillabe più marcate rispetto a quelle vicine. Ecco quindi che la classica parola che si prende ad esempio, ancora, si può pronunciare in due modi diversi, cambiandone il significato: anra e àncora. Nel primo caso, anra, il “peso” della parola si sposta sulla seconda sillaba (“cò”), che viene pronunciata aumentandone l’intensità, alzandone leggermente l’intonazione e soffermandosi un po’ più a lungo su di essa. Nel secondo caso, è la prima sillaba (“àn”) a ricevere le nostre “attenzioni” particolari, ed è su quella che si sposta il “peso” della parola.1

L’accento in musica
Nell’usare gli accenti nel linguaggio parlato si interviene dunque sull’intensità, sull’intonazione e sulla durata delle sillabe. La musica non è basata sulle sillabe, ma sulle note e sul suono che rappresentano. Quando si fa musica, è proprio alle note che si applicano gli accenti. Un suono accentato assume maggior risalto rispetto a quelli vicini. In un certo senso, sia ascoltando sia suonando, ci si “appoggia” su di esso, facendone un punto di riferimento. La sensazione di “appoggio” e di risalto deriva principalmente (ma non solo) dalla maggiore intensità del suono accentato. Insomma, se ti chiedessero che cos’è l’accento in musica, dai una risposta come questa:

L’accento, in musica, consiste nel dare risalto a un suono, principalmente aumentandone l’intensità.

Gli accenti si rappresentano graficamente con appositi simboli. I simboli che si possono usare sono davvero molti. Per ora ricordiamo il più comune: una specie di “forcellina” che sembra tanto al segno di “maggiore” (>) che forse hai già usato durante le lezioni di matematica. Del resto, cos’è che è “maggiore” in un suono accentato rispetto ai suoni vicini? Se non ti viene in mente, prova a tornare un po’ indietro e a rileggere.2

Il ritmo

Ora che sai cos’è l’accento, parliamo di un importantissimo elemento della musica: il ritmo. Le cose si complicano ed è meglio procedere con calma, perché facendo musica ti ritroverai sempre a dover fare i conti col ritmo.

La musica di solito si sviluppa con un ordine ben preciso. L’ordine a volte è semplice e banale, altre volte è molto intricato, ma i brani musicali privi di ordine sono rari e di difficile ascolto.

Un primo modo in cui si manifesta l’ordine in musica è con la regolarità della pulsazione. Essa permette a chi ascolta ed a chi suona di tenere il tempo, cioè di prevedere l’andamento del brano e sincronizzarsi con esso.3

Sulla pulsazione si inseriscono i suoni, scegliendoli in base alla loro durata. Ce ne siamo occupati trattando il valore delle note e il suo uso. Inserire su una “griglia” temporale dei suoni scelti misurandone la durata è un altro dei modi coi quali si manifesta l’ordine in musica.

Anche gli accenti, di solito, si presentano in modo regolare e ordinato, fornendo il loro “appoggio” in posizioni prevedibili e costanti nell’ambito della pulsazione. Esistono sequenze nelle quali c’è un accento ogni due impulsi, altre nelle quali ce n’è uno ogni tre impulsi, altre ancora hanno accenti ogni quattro impulsi. Sono possibili anche altre combinazioni, ma sono meno comuni.4

Distribuzione degli accenti Denominazione
Ogni due impulsi Ritmo binario
Ogni tre impulsi Ritmo ternario
Ogni quattro impulsi Ritmo quaternario

Questo modo di procedere ordinato, fatto di divisioni regolari del tempo e di “appoggi” in posizioni il più delle volte costanti, prende il nome di ritmo. Se ti venisse chiesto cos’è il ritmo, potresti fare una buona figura rispondendo così:

In musica, il ritmo consiste nella collocazione ordinata dei suoni su una pulsazione regolare. Elemento fondamentale del ritmo sono gli accenti.

Altre definizioni sono senza dubbio possibili. Cerca solo di non “arrampicarti sugli specchi” (insaponati) – rischieresti di cadere.

La rappresentazione grafica del ritmo

Anche il ritmo si può rappresentare graficamente, cioè scrivere. I segni per rappresentare gli elementi fondamentali del ritmo sono le stanghette, le battute (o misure) e l’indicazione di tempo.

Stanghetta
La stanghetta è una linea verticale che attraversa per intero il pentagramma. Serve a rendere evidente la divisione in gruppi degli impulsi che stanno alla base del ritmo. Ciò permette a chi legge di capire senza troppi calcoli dove si trovano, di regola, gli accenti: il primo impulso dopo la stanghetta ha sempre l’accento. La fine d’un brano si segnala con una doppia stanghetta.

Battuta (o misura)
La quantità di impulsi contenuta tra una stanghetta e l’altra costituisce una battuta (o misura). La presenza delle stanghette rende ovvi il punto d’apertura e il punto di chiusura d’ogni battuta.

Indicazione di tempo
L’indicazione di tempo è una frazione posta all’inizio del brano. Essa fornisce a chi sta per suonare alcune informazioni essenziali e irrinunciabili: a) la quantità di impulsi per battuta; b) il valore di ciascun impulso (nel nostro caso, per ora, è sempre stato 1/4); c) la disposizione degli accenti; d) la somma dei valori delle note contenute in ogni battuta.


Vuoi ascoltare la melodia dell’esempio? Fai click su questo collegamento.

Un’ulteriore accortezza per aiutare il lettore a capire il significato ritmico di quel che ha davanti agli occhi riguarda il raggruppamento delle note. Chi scrive tende a raggruppare le note che valgono meno di 1/4, sostituendo le cediglie con delle righe spesse che toccano i gambi delle note che fanno parte d’un certo impulso. Se non ricordi questo punto, rivedi il capitolo “La rappresentazione grafica della durata dei suoni”.

 
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