La rappresentazione grafica della durata dei suoni
 
Indice

Riprendiamo il discorso sulla scrittura musicale occupandoci della rappresentazione grafica della durata dei suoni.

La misurazione relativa

Per capire al meglio il metodo più usato per misurare e rappresentare graficamente la durata dei suoni in musica occorre partire dal concetto di misurazione relativa.

In italiano corrente, “relativo” deriva da “relazione”, cioè “rapporto”, “dipendenza”.

Del resto, “relativo” viene definito dai vocabolari con frasi del tipo «che assume un significato solo se riferito ad altro». Ne deriva la seguente definizione, che faresti bene a memorizzare:

In un sistema di misurazione relativo, la misura di un elemento viene espressa come rapporto fra l’elemento da misurare e un altro elemento dello stesso tipo scelto come unità di riferimento.

Un esempio di misurazione relativa è dato dalla frase «Antonio pesa il doppio di Bruno». Quel “il doppio” mette in relazione il peso di Antonio con quello di Bruno, e viceversa. Ma… quanto pesa effettivamente Antonio? Non lo possiamo sapere finché non conosciamo il peso di Bruno.

Nel momento in cui veniamo a conoscenza del peso di Bruno (ad esempio, 40 kg), Bruno diventa la nostra unità di riferimento. Mettendo in relazione Bruno e Antonio, scopriamo per confronto che Antonio pesa il doppio, cioè 80 kg. Ovviamente, ne deriva che Bruno pesa la metà di Antonio, cioè 40 kg.1

Semplice, no? Guarda, ti faccio anche un disegnino…

L’impulso

Dal momento che la durata di qualsiasi cosa riguarda il tempo, anche l’unità di riferimento che dobbiamo procurarci per misurare in modo relativo la durata dei suoni deve riguardare il tempo. Come unità di misura della durata dei suoni, il musicista usa l’impulso. È un’unità elastica, variabile, che non ha sempre la stessa grandezza – un impulso può durare poco o molto, ed a decidere la sua effettiva durata è il musicista che lo deve utilizzare.

Ecco un’altra definizione da imparare a memoria:

In musica, l’impulso è una quantità di tempo di durata a piacere usata come unità di riferimento per determinare, per confronto, l’esatta durata dei suoni e dei silenzi.

Certamente hai notato quel “per confronto”, che rimanda al concetto di misurazione relativa del quale abbiamo parlato poco fa.

Ora, cerchiamo di entrare nella testa del musicista…

La pulsazione e la velocità

Prima di iniziare a suonare, il musicista immagina mentalmente una serie di impulsi, ovvero una pulsazione. Nella maggior parte dei casi, gli impulsi della pulsazione sono uguali fra loro, cioè hanno la stessa durata. Se ti chiedessero che cos’è una pulsazione, rispondi con una frase come questa (non sarebbe male impararla a memoria):

In musica, la pulsazione è una serie di impulsi.

Dalla durata di ciascun impulso deriva la velocità della pulsazione. Se gli impulsi sono brevi e quindi vicini tra loro, la pulsazione è veloce; al contrario, se gli impulsi sono lunghi e quindi lontani tra loro, la pulsazione è lenta.2

In musica, la pulsazione determina la velocità.

Seguire mentalmente la pulsazione sottintesa ad un brano musicale significa dunque sincronizzarsi con la sua velocità ovvero, come dicono i musicisti, «tenere il tempo» del brano stesso.3

La pulsazione permette di tenere il tempo mentre si ascolta o si suona un brano musicale.

L’unità di misura della velocità di un brano è il bpm (battiti per minuto). Per suggerire al musicista la velocità da seguire, spesso all’inizio del brano si trova una indicazione agogica. Per interpretare con più precisione l’indicazione agogica si può usare un metronomo.

Se vuoi più informazioni su bpm, indicazione agogica e metronomo, vai al capitolo specifico.

Il valore

La relazione che esiste tra la pulsazione e la durata dei singoli suoni è espressa tramite un valore.

Siccome si tratta di un rapporto, il valore assume la forma di una frazione (per approfondire le affinità tra rapporto e frazione chiedi all’insegnante di matematica). Per quel che riguarda la musica basta ricordare bene che…

Il valore esprime il rapporto tra la durata di un impulso e la durata del suono rappresentato da una nota.

Le figure di valore

Per indicare il valore di una nota si ricorre alle figure di valore:

Come vedi, una figura di valore non è altro che una nota alla quale è stata data una forma caratteristica.

In caso di necessità, molte delle figure di valore possono essere ruotate di 180° senza che cambi il loro significato. Quando si ruotano figure di valore dotate di una o più cediglie, le cediglie rimangono sempre orientate verso destra.

Avrai notato che, nelle tabelle, il valore d’ogni figura è uguale alla metà del valore della figura precedente, secondo l’ordine…

Dimezzando: 8/4, 4/4, 2/4, 1/4, 1/8, 1/16, 1/32, 1/64

È evidente che il valore d’ogni figura è quindi uguale al doppio del valore della figura successiva, secondo l’ordine…

Raddoppiando: 1/64, 1/32, 1/16, 1/8, 1/4, 2/4, 4/4, 8/4

Le tabelle e i dati riferiti alle figure di valore devono essere imparati a memoria con la massima sicurezza e precisione.

Le pause

Càpita frequentemente che il musicista voglia inserire dei silenzi nel flusso della musica. Questi silenzi vengono rappresentati per mezzo di pause. Anche le pause hanno un valore, tanto che ogni figura di valore ha la sua pausa corrispondente.

Una pausa è un simbolo che indica un silenzio di durata corrispondente al suo valore.

Ecco uno schema che evidenzia le corrispondenze tra le figure di valore e le pause di durata equivalente; anche questa tabella va imparata a memoria.4

L’unione fa la… nota

Le cediglie di alcune delle figure di valore che hai appena imparato si possono sostituire con linee trasversali dritte o inclinate che uniscono i gambi delle note. Guarda l’esempio qui a lato: i simboli sono diversi ma il significato non cambia: è solo un “trucco” per rendere più veloce la scrittura e, soprattutto, per facilitare la lettura.

Nell’esempio compaiono note da 1/4, da 1/8 e da 1/16.

Le note da 1/4, come di regola, non hanno alcuna cediglia e conservano il proprio aspetto “normale”. Tra le note da 1/8 solo tre hanno la cediglia: le altre sono state unite per mezzo di una linea trasversale leggermente inspessita. La coppia di cediglie delle note da 1/16 è stata sostituita da una coppia di linee trasversali. Se fossero state presenti note da 1/32, le tre cediglie sarebbero state sostituite da tre linee trasversali, e così via.

In sostanza, che si tratti di cediglie o di linee trasversali, ciò che conta è la quantità dei segni che toccano il gambo delle note:

Per velocizzare la scrittura e per facilitare la lettura, ognuna delle cediglie delle quali son dotate alcune figure di valore può essere sostituita da una linea trasversale che tocchi il gambo delle note interessate.

Dal valore alla durata

Abbiamo già parlato del concetto di valore, ma non ci siamo ancora occupati di come dal valore di una nota derivi la durata del suono corrispondente. Come si ricava, dunque, la durata di una nota?

La durata del suono rappresentato da una nota si ricava confrontando il valore di quella nota con il valore e la durata dell’impulso.

Ecco alcuni esempi scelti tra i casi più semplici, limitandosi per ora ad assegnare sempre il valore di 1/4 ad ogni impulso (in situazioni più complesse all’impulso può essere assegnato uno qualsiasi dei valori standard):

valore assegnato
all’impulso
durata assegnata
all’impulso
valore della
figura di valore
durata del suono
corrispondente alla nota
1/4 un secondo 1/8 mezzo secondo
1/4 un secondo 1/4 un secondo
1/4 un secondo 2/4 due secondi
1/4 due secondi 1/8 un secondo
1/4 due secondi 1/4 due secondi
1/4 due secondi 2/4 quattro secondi
1/4 mezzo secondo 1/8 un quarto di secondo
1/4 mezzo secondo 1/4 mezzo secondo
1/4 mezzo secondo 2/4 un secondo

Conoscere la durata dell’impulso e, di conseguenza, la velocità della pulsazione è indispensabile perché i valori hanno un significato solo in relazione al contesto nel quale vengono inseriti (misurazione relativa, ricordi?)5

 
www.000webhost.com