La rappresentazione grafica dell’altezza dei suoni
 
Indice

Rappresentare graficamente i suoni significa usare un sistema di scrittura che permetta di disegnarli e rileggerli senza troppi problemi. Un sistema di scrittura è valido se è rapido, preciso e diffuso.

Il sistema di scrittura più tradizionale è basato sul pentagramma. È un sistema molto preciso nel rappresentare l’altezza e la durata dei suoni, più approssimativo nel rappresentarne l’intensità. Per ora ci occuperemo esclusivamente di come si rappresenta l’altezza dei suoni.

Il pentagramma (chiamato anche rigo musicale) è un simbolo convenzionale costituito da cinque linee orizzontali parallele ed equidistanti separate da quattro spazi che vanno interpretati, nel loro insieme, come un grafico a nove posizioni. Linee e spazi si contano sempre dal basso verso l’alto.

Sul pentagramma i suoni vengono indicati usando le note. Le note sono piccoli ovali neri, grandi quanto la distanza che c’è tra una linea e l’altra, né di più né di meno. Le note possono essere scritte in due modi: sulle linee o negli spazi. Non esistono note che siano nello stesso tempo sulle linee e negli spazi.

Le note sul pentagramma rappresentano suoni tanto più acuti quanto più sono scritte verso l’alto e tanto più gravi quanto più sono scritte verso il basso. Per poter dare loro un nome, identificando quindi con precisione l’altezza esatta dei suoni rappresentati, si aggiunge una chiave all’inizio di ogni rigo musicale.

La chiave suggerisce la posizione di una nota di riferimento a partire dalla quale si ricava la posizione di tutte le altre. Ogni chiave suggerisce la posizione della nota che le dà il nome. Le chiavi di do e di fa sono chiavi mobili, ovvero possono stare in posizioni diverse sul pentagramma. L’insieme delle chiavi tradizionali si chiama setticlavio e si può riassumere così:

Difficile? Non preoccuparti: noi useremo solo la chiave di violino, ovvero la chiave che ci fornisce la posizione del sol.

Partendo dal sol sulla seconda linea e seguendo l’ordine della scala ascendente (do, re, mi, fa, sol, la, si; do, re, mi, ecc.), contando una nota sulla linea ed una nello spazio, si ricavano tutte le note più acute di esso.

In modo simile, partendo dal sol sulla seconda linea ma seguendo l’ordine della scala discendente (si, la, sol, fa, mi, re, do; si, la, sol, ecc.), contando una nota sulla linea ed una nello spazio, si ricavano tutte le note più gravi.

Se si usa solo la chiave di sol, è più semplice e veloce imparare a memoria i nomi delle cinque note sulle linee e quelli delle quattro note negli spazi, dal basso verso l’alto, come se si trattasse di due parole (linee: Misolsirefà; spazi: Faladomì).

Fatto ciò, basta vedere su quale linea o in quale spazio si trova una nota per estrarre dalla parola appropriata la sillaba che ne identifica il nome. Per esempio: sul pentagramma c’è una nota sulla terza linea, la terza sillaba di Misolsirefà è si, la nota sulla terza linea si chiama si.

Sul pentagramma ci sono solo nove posizioni, ma le note sono molte di più. Per scrivere le note “extra” si usano i tagli addizionali.

I tagli addizionali sono dei piccoli pezzi di linea che si aggiungono solo se e quando si devono scrivere note più gravi del mi sulla prima linea o più acute del fa sull’ultima linea.

I tagli addizionali sono il proseguimento delle normali linee del pentagramma oltre le cinque “standard” e le note scritte su di essi si leggono applicando il procedimento basato sull’uso della scala.

Giunti a questo punto puoi provare questa pagina interattiva e poi affrontare qualche esercizio. Se ancora non ti basta e vuoi la possibilità di creare altri esercizi praticamente all’infinito, puoi prendere in considerazione il programma “Lettura note”.

 

Ti senti curioso e vuoi approfondire altre due chiavi molto diffuse? Puoi provare a leggere le pagine intitolate «La chiave di basso» e «La chiave di contralto». Ricorda però che, per i nostri scopi, basta saper usare con scioltezza la sola chiave di violino.

 
www.000webhost.com