Il Classicismo
aspetti musicali
Indice

Contesto

Il Classicismo musicale copre la seconda metà del XVIII secolo e i primi anni del XIX. Si colloca tra il Barocco e il Romanticismo.

In quell’epoca, l’arte (quindi anche la musica) diviene uno dei mezzi attraverso i quali si esprimono gli ideali e le attitudini del movimento filosofico principale dell’epoca: l’Illuminismo. Per questo l’arte classica è solitamente caratterizzata da un gusto particolare per l’ordine, per l’essenzialità, per la razionalità nella costruzione formale, per la comprensibilità immediata e diretta; la musica dell’epoca classica è una musica a doppia lettura: apparentemente semplice, composta in modo da poter risultare orecchiabile e godibile senza troppi sforzi anche da parte dell’ascoltatore non particolarmente istruito, nasconde allo stesso tempo una cura costruttiva in grado di catturare l’attenzione anche degli intenditori più smaliziati ed esigenti. Può essere, insomma, una musica per tutti nel senso più vasto del termine.

Durante l’epoca classica, il ruolo del musicista cambia poco a poco. Mentre rimane prestigiosa ed ambìta la figura del musicista di corte, ad essa si affianca con sempre maggiore rilevanza quella del musicista libero professionista, la cui opera si rivolge a un pubblico più vario ed esteso.

Il reddito di chi intraprendeva questo tipo di carriera poteva variare parecchio, andando dalla semplice sussistenza alla possibilità di ricavare guadagni anche considerevoli; i canali per procurarsi il reddito erano molti, ma tra tutti prevalevano quelli legati ai concerti pubblici, all’editoria e al “giro” delle lezioni private.

L’originalità, la capacità di colpire favorevolmente il pubblico fin dal primo ascolto e di dar vita a realizzazioni musicali che s’imprimessero rapidamente nella mente degli ascoltatori, divennero le caratteristiche in grado di vincere la concorrenza dei propri “colleghi” e di giungere al successo. Vista la fluidità del pubblico al quale si rivolgeva, la ricerca e lo sforzo creativo del musicista dovevano continuare per l’intera vita professionale.

Se le grandi realizzazioni del Classicismo musicale sono sicuramente da attribuire all’opera dei musicisti di professione, non bisogna trascurare l’importanza del fenomeno del dilettantismo musicale che, favorendo la diffusione a livello domestico della musica anche per via dei costi accettabili, permise di fatto l’affermarsi del genere della musica da camera.

Forme principali

L’epoca classica è stato un momento molto importante per la definizione di alcuni schemi formali comunemente presi come riferimento non solo dai musicisti dell’epoca, ma anche da quelli successivi. Il più prestigioso, impiegato nel I movimento di forme più ampie come sinfonia, concerto, sonata, quartetto, è la cosiddetta forma sonata. La forma sonata, nella sua declinazione considerata più tradizionale, è bitematica (cioè basata sull’impiego di due temi, ovvero di due melodie principali) e tripartita (cioè basata sulla suddivisione in tre grandi sezioni, denominate esposizione, sviluppo e ripresa).

Sinfonia

È la forma strumentale di massimo prestigio dell’epoca classica. Di regola, prevede una divisione in quattro movimenti, il primo dei quali è sempre in forma sonata ed ha un andamento rapido. Il secondo non ha una struttura rigidamente predefinita, ma è sempre lento, in netto contrasto col primo. La forma più impiegata nel terzo movimento è quella del minuetto, anche se esistono esempi di ricorso ad altre forme (abbastanza comune lo scherzo). Il quarto ed ultimo movimento è il più delle volte nuovamente in forma sonata, oppure segue lo schema del rondò.

L’organico richiesto per l’esecuzione della sinfonia è quello della più tipica orchestra classica: la grande orchestra sinfonica. In epoca classica, l’orchestra sinfonica arrivava a contare un numero di esecutori che non di rado sfiorava la cinquantina. Un organico così ampio era necessario anche perché le sinfonie erano destinate all’esecuzione nelle grandi sale da concerto pubbliche dell’epoca (in quel contesto era richiesta una notevole potenza sonora ed un organico più ridotto sarebbe stato insufficiente).

Le potenzialità timbriche delle miscele sonore ottenibili dall’orchestra vennero sperimentate a fondo fino a giungere a definire un modo caratteristico di organizzare l’insieme, non a caso noto come stile sinfonico.

Concerto

Il concerto classico è un concerto solista, col che si intende che un solista assume un ruolo nettamente di primo piano nell’insieme, contrapponendosi all’orchestra e “dialogando” con essa. Il solista è a tutti gli effetti il divo della situazione, e il concerto è realizzato in modo da metterne in risalto la bravura con risultati volutamente spettacolari.

Il ruolo del solista può essere assegnato a qualsiasi strumento, ma tra gli strumenti più impiegati come solisti in epoca classica spiccano il violino, il pianoforte, il flauto, il clarinetto.

La struttura del concerto classico, di norma, prevede una divisione in tre movimenti. In sostanza, da un punto di vista strutturale il concerto è come una sinfonia senza il suo terzo movimento. Un momento essenziale del concerto sono le cosiddette cadenze, sezioni spesso con carattere di improvvisazione nel quale si richiedeva al solista di esibirsi dando il meglio di sé per impressionare il pubblico.

Anche il concerto, come la sinfonia, era concepito per essere eseguito nelle grandi sale da concerto pubbliche.

Sonata

La sonata (da non confondere con la forma sonata) non è altro che una sinfonia per un organico… in miniatura! Infatti, si presenta come un brano per un solo strumento o per uno strumento accompagnato. Lo strumento usato più spesso nelle sonate sia con funzione d’accompagnamento che come unico protagonista è il pianoforte, per via della sua completezza e autonomia sonora.

La destinazione principale della sonata era l’impiego in ambito cameristico, tanto professionale quanto dilettantistico.

Strumenti

In epoca classica si consolida l’utilizzo degli strumenti ad arco, protagonisti incontrastati dell’organico orchestrale sia per ragioni semplicemente numeriche che per ragioni di centralità timbrica.

La famiglia dei legni, che in epoca barocca comprendeva essenzialmente flauti e oboi, si arricchisce d’uno strumento divenuto presto di fondamentale importanza: il clarinetto.

Sul finire dell’epoca classica, gli ottoni vennero sottoposti ad un avanzamento costruttivo importantissimo, reso possibile dai progressi della tecnologia metallurgica: l’aggiunta dei pistoni. La maggiore versatilità garantita dal meccanismo dei pistoni spinse a valorizzare il ruolo degli ottoni nel contesto dell’orchestra sinfonica.

Il clavicembalo, così pervasivo nella musica barocca, cede poco a poco il passo allo strumento a tastiera destinato a divenire il “re” degli strumenti: il pianoforte. Esso si dimostrò presto superiore al clavicembalo per le sue possibilità dinamiche. Il pianoforte permetteva infatti d’ottenere sfumature prima impensabili con ogni altro strumento a tastiera (compresi il crescendo e il diminuendo, allora recenti conquiste dell’ambito sinfonico), e di raggiungere intensità sonore massime tali da rendere lo strumento adatto tanto all’impiego da concerto quanto a quello cameristico. Da non trascurare il fatto che la tastiera del pianoforte offre un’estensione molto più ampia dal grave all’acuto rispetto a quella del clavicembalo. Insomma, disporre di un pianoforte era quasi come disporre di una minuscola orchestra condensata sotto le mani d’un unico esecutore!

Autori

Gli autori classici furono molti, ma tre di essi finirono per “oscurare” gli altri con la loro popolarità e il loro valore: Franz Joseph Haydn, Wolfgang Amadeus Mozart e Ludwig van Beethoven. Nell’insieme, Haydn, Mozart e Beethoven costituiscono quella che si definisce scuola viennese per via della località ove si svolse principalmente la loro carriera — Vienna, allora capitale dell’Impero austriaco e centro politico, economico e culturale di grande rilievo.

 
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