L’armonia
alcune nozioni di base
Indice

L’armonia in senso generale

Il termine armonia può avere molti significati a seconda del contesto nel quale viene usato.

Ci può essere armonia tra le persone, nel qual caso s’intende che le persone di un gruppo sono ben affiatate, vanno d’accordo tra loro e litigano raramente o non litigano affatto.

Può esistere un’armonia di colori, come accade ad esempio quando si scelgono con cura le tinte dei vestiti da indossare. Dei colori in armonia non offendono l’occhio ma forniscono un insieme ben equilibrato, dove ogni sfumatura è “al posto giusto”.

Esiste un’armonia di forme secondo la quale, ad esempio, apprezziamo l’aspetto di una bella ragazza o di un bel ragazzo. In questo caso, ogni parte di quella persona è proporzionata rispetto all’insieme. L’armonia delle forme può riguardare anche un edificio, un’automobile, un elettrodomestico… il concetto non cambia: l’insieme delle parti è ben equilibrato e decisamente gradevole.

L’armonia dei movimenti può caratterizzare le movenze d’un ballerino, capace di dosare ogni gesto in modo da suggerire a chi lo guarda un’idea di accurata coordinazione. Anche una tigre in corsa o un purosangue al trotto sanno muoversi in modo armonico, e guardarli mentre lo fanno può essere un piacere.

Un cuoco esperto sa come ottenere un’armonia di sapori, dosando i tanti ingredienti delle proprie ricette in modo così attento da stimolare a volontà il nostro senso del gusto.

Si potrebbero suggerire altri esempi, ma anche solo nei casi elencati avrai notato che il concetto di armonia porta con sé due idee comuni: il riferimento a più elementi e il riferimento al loro accordo reciproco, alla loro perfetta integrazione.

Ho volutamente lasciato da parte il modo in cui il concetto di armonia si inserisce in un contesto musicale, perché è quello che richiede maggiormente la nostra attenzione. È proprio a quel concetto che è dedicato il resto del capitolo.

L’armonia in musica

La musica è un’arte che impiega sostanzialmente due materiali: i suoni e il tempo. L’armonia, in musica, riguarda i suoni e, più precisamente, la loro altezza. Quando più suoni di altezza diversa risuonano contemporaneamente (cioè vengono suonati nello stesso tempo) si parla di accordo, e l’accordo è l’elemento base dell’armonia. Possiamo quindi cominciare a fissare due brevi definizioni:

L’armonia, in musica, è data dalla risonanza simultanea di più suoni di altezza diversa (accordo) e dall’effetto delle combinazioni dei diversi accordi.

L’accordo è l’elemento minimo dell’armonia, e consiste in due o più suoni di diversa altezza eseguiti nello stesso momento.

Suonando due o più note contemporaneamente può capitare che il risultato sia più o meno gradevole. Per esprimersi al meglio parlando della “gradevolezza” o “sgradevolezza” degli accordi e dell’armonia è bene usare due termini tecnici: consonanza e dissonanza. Sono anche utilizzabili le parole derivate permesse dalla lingua italiana (ad esempio “consonante” e “dissonante”). Memorizza queste due altre definizioni:

Si dice “consonanza” l’effetto gradevole che si ottiene eseguendo insieme suoni di altezza diversa.

Si dice “dissonsonanza” l’effetto sgradevole che si ottiene eseguendo insieme suoni di altezza diversa.

Il limite che separa la consonanza dalla dissonanza è molto sfumato e da sempre provoca discussioni anche molto vivaci. In effetti, quel limite è estremamente soggettivo, per cui ogni persona può spostarlo dove preferisce. Esistono però delle “tendenze” che accomunano gruppi di persone anche molto numerosi, ed a dettare quelle tendenze è la cultura, cioè l’insieme di quelle abitudini ed attitudini che ognuno di noi, fin da piccolissimo, assorbe dai genitori e dalla società più in generale.

Nel medioevo si consideravano dissonanti insiemi di note che oggi sono accettati come consonanti. Oggi sono accettati come consonanti insiemi di suoni che solo sessanta o settant’anni fa erano sgradevoli per molti. I tuoi nonni considerano probabilmente la “tua” musica poco avvincente se non addirittura inascoltabile. La cultura cambia col passare del tempo.

L’armonia e le regole

Si parlava di tendenze dettate dalla cultura… ebbene, per il musicista è importantissimo conoscere quelle tendenze. È così importante da indurre a scrivere dei trattati che suggeriscono regole per aiutare a comporre musica adatta a un certo pubblico. Se si seguono le regole, il pubblico che le riconosce come “giuste” (il più delle volte senza neppure rendersene conto) considererà consonante la musica composta. Se ci si allontana troppo da quelle regole, il pubblico interpreterà la musica risultante come “sbagliata” e quindi dissonante. Come sempre, la virtù sta nel mezzo, per cui il buon compositore segue le regole, ma introducendo una certa quantità di novità e varianti per stuzzicare la curiosità dell’ascoltatore e non risultare banale.

Il problema è che i manuali e i trattati che si occupano di armonia sono… smisurati! Non di rado riempiono volumi su volumi, addentrandosi in una quantità di dettagli. Nel nostro ordine di scuola non possiamo approfondire tanto, per cui ci limiteremo a qualche “assaggio”. Se troverai affascinante la materia, prendi in considerazione la possibilità di frequentare una scuola dedicata alla musica.

Come costruire una triade

Le triadi non sono altro che accordi di tre note. Danno un effetto abbastanza ricco senza procurare troppe complicazioni, per questo sono i candidati ideali per fare qualche “prova sul campo”. Vediamo come si può creare una triade.

Ogni accordo, nasce da una nota fondamentale dalla quale prende il nome. Memorizza questa definizione:

La fondamentale di un accordo è la nota a partire dalla quale quell’accordo viene generato; l’accordo prende il nome dalla sua fondamentale.

Qualsiasi nota può diventare la fondamentale di un accordo. Possiamo quindi comporre un accordo di Sol, un accordo di Re, un accordo di Fa diesis o di Si bemolle: la fondamentale sarà sempre quella nota che ha dato il nome all’accordo.

Scelta la fondamentale, trascrivila sul pentagramma, ad esempio un Re. Che si tratti di un Re acuto o di un Re grave non ha alcuna importanza.

Sopra a quel Re, quindi spostandoti verso l’acuto e incolonnando con esattezza le note, aggiungi altre due note a intervallo di terza l’una dall’altra (conta sulle dita partendo dalla nota che hai già e sali di tre per due volte, trascrivendo ogni volta il risultato: hai il Re, salti il Mi, scrivi il Fa; ora hai il Fa, salti il Sol, scrivi il La).

Basta imparare questa semplice regola:

Secondo la nostra tradizione musicale, gli accordi si compongono sovrapponendo note a intervalli di terza, a partire dalla fondamentale.

Può essere utile anche ricordarsi questo “trucchetto” da pirati:

Se la fondamentale è su una linea, le altre due note di una triade sono sulle linee immediatamente sopra; se è in uno spazio, le altre due note sono anch’esse negli spazi.

Quello che hai ottenuto è una triade di Re, cioè un accordo di tre note che ha come fondamentale il Re.

Sbizzarrisciti, e prova a comporre anche altre triadi con fondamentali diverse! Se hai MuseScore sul tuo computer e sai usarlo, puoi provare a trascriverli sul programma e a sentire come suonano. In alternativa puoi suonarli “a mano” con una tastiera o con una chitarra, se ne sei capace. Con ogni probabilità li considererai accordi consonanti.

Accordi di tanti tipi

Non tutti gli accordi danno lo stesso effetto, alcuni sembrano più “brillanti”, altri più “smorti”. Infatti, nonostante le apparenze grafiche, gli accordi non sono tutti uguali. Così come esistono diversi tipi di scale (che abbiamo definito modi), esistono anche numerosissimi tipi di accordi. Siccome stiamo semplificando, ci limiteremo a parlare di due di quei molti tipi: triadi maggiori e triadi minori.

Ricorderai che ciò che rendeva diversi i modi, nel caso delle scale, erano gli schemi intervallari (in termini più semplici, erano le reciproche differenze d’altezza tra le note). Una differenza nello schema intervallare aveva come effetto una differenza nel “carattere” della scala e dei brani che venivano composti impiegandola.

Ebbene, esistono schemi intervallari caratteristici anche per ogni tipo d’accordo, solo che in questo caso gli intervalli si riferiscono alle note sovrapposte anziché alle note in successione.

Memorizza con sicurezza e precisione queste due affermazioni:

In una triade maggiore, la differenza tra la prima e la seconda nota è di quattro semitoni, mentre la differenza tra la seconda e la terza nota è di tre semitoni.

In una triade minore, la differenza tra la prima e la seconda nota è di tre semitoni, mentre la differenza tra la seconda e la terza nota è di quattro semitoni.

Questo schema riassume graficamente il concetto:


schema intervallare
dell’accordo maggiore
 

schema intervallare
dell’accordo minore

Come comporre triadi maggiori e triadi minori

Dopo avere identificato il nome delle note di una triade, occorre controllare che gli intervalli tra di esse siano quelli richiesti. Se gli intervalli sono già in partenza quelli richiesti puoi tenere le note così come sono; in caso contrario devi aggiungere delle alterazioni. La cosa non dovrebbe preoccuparti, perché conosci già il procedimento: è lo stesso che hai imparato per realizzare le scale, benché in questo caso le note siano incolonnate anziché allineate. Vediamo comunque qualche esempio.

Esempio 1: accordo di Re maggiore
Esempio 2: accordo di Si maggiore
Esempio 3: accordo di La bemolle maggiore
Esempio 4: accordo di Sol minore

I rivolti

Le potenzialità degli accordi possono essere ampliate usando i rivolti. Un rivolto è un accordo nel quale le note sono state “rimescolate” in modo che la fondamentale non sia più nella posizione più grave.

Un rivolto è un accordo che ha come nota più grave una nota diversa dalla sua fondamentale.

Un accordo “rivoltato” conserva il nome dell’accordo originale, per cui, ad esempio, una triade di Sol maggiore rivoltata rimane una triade di Sol maggiore, anche se si presenta sotto altra veste.

Non è difficile ricavare rivolti partendo da un accordo nel suo stato fondamentale: basta ricordare di non cambiare le note mentre le si sposta (un Do rimane un Do, anche se più acuto o più grave; un Fa diesis rimane un Fa diesis, anche se più acuto o più grave).

Nel caso della triade di La maggiore, potresti spostare la fondamentale verso l’acuto, in modo che la nota più grave diventi quella che in origine era la nota centrale (es. 1), ma potresti anche ottenere un rivolto in modo opposto, cioè spostando il Mi acuto verso il grave (es. 2) – la nota più grave finirebbe per non essere più la fondamentale dell’accordo, bensì proprio la nota che fino a quel momento era stata la più acuta di tutte. Ricorda: se sposti una nota alterata devi mantenere l’alterazione (es. 3).

Mentre è facile creare un rivolto partendo da una triade nel suo stato fondamentale, trovandoti di fronte a un accordo già rivoltato potresti non capire subito da quale triade è stato ricavato. Un sistema per cavarsela consiste nel “ruotare” le note verso l’alto o verso il basso finché tornano ad occupare tre linee o tre spazi consecutivi.

Le applicazioni dei rivolti sono davvero tante e complesse ma, per semplificare al massimo, possiamo dire che si usano per assicurare una migliore concatenazione tra gli accordi. Un esempio banale ma efficace è quello in cui il compositore li usa per eliminare gli sbalzi troppo evidenti dall’acuto al grave o viceversa, nel passare da un accordo all’altro.

La linea di basso

Un elemento importante dell’armonia è la linea di basso, che fornisce una solida base agli accordi che si sviluppano verso l’acuto a partire da essa. La relazione con gli accordi sovrastanti è tanto stretta che alcuni autori d’un tempo scrivevano in modo completo solo la melodia e la linea di basso stessa, limitandosi a suggerire il resto sotto forma di sigle numeriche.

Puoi definire la linea di basso con una frase di questo genere:

La linea di basso è una sequenza di note tendenzialmente gravi che forniscono fondamento e supporto all’armonia sovrastante, determinandone in gran parte il senso ed arricchendone la “corposità”.

Per scrivere la linea di basso conviene usare una chiave adatta. La chiave usata più di frequente è la chiave di basso.

  La linea di basso è basata di solito su note tratte dagli accordi ai quali si riferisce. Se in un accordo compaiono ad esempio un Re, un Fa diesis e un La (triade di Re maggiore), al basso sarà molto probabile trovare una di queste tre note. La nota profonda che sicuramente ha un buon effetto se aggiunta “sotto” ad un accordo, è la sua fondamentale (nel caso che ti ho appena proposto, il Re), quindi vista la tua scarsa esperienza ti consiglio di usare quella.
  Nel valutare quale sia la fondamentale di un accordo devi fare attenzione all’eventuale presenza di rivolti! Nell’esempio, la triade di Re maggiore (la stessa di prima) è sotto forma di rivolto e potrebbe indurre a usare nella linea di basso un Fa diesis o un La. Pur non essendo sbagliato usare quelle note, per te che hai poca esperienza è più sicuro usare sempre la fondamentale che, rivolto o non rivolto, rimane il Re.
  Ecco dunque come potrebbe apparire un’armonizzazione costituita da accordi (parecchi sotto forma di rivolti) e da una linea di basso basata esclusivamente sulle loro note fondamentali.

Armonia e scale

Fare riferimento ad una scala aiuta tantissimo nella scelta degli accordi da usare in un brano musicale. È un argomento vasto e complesso, però possiamo estrarne qualche minimo spunto per fare esperienze dirette, per quanto limitate. Per evitare situazioni “spinose”, parleremo solo delle scale maggiori, con un esempio che impiega la solita scala di Re maggiore.

Su ogni grado della scala può essere costruita una triade.

Tralasciando l’accordo sul VII grado, che richiede attenzioni particolari, se analizziamo gli altri sei scopriamo che si tratta di tre triadi maggiori e di tre triadi minori:

Possiamo attribuire un diverso significato a questi due gruppi nel contesto della scala, chiamando accordi primari quelli sul I, IV e V grado per riconoscere il loro ruolo di accordi tipici della tonalità, e accordi secondari quelli sul II, III e VI grado per evidenziare il loro ruolo “accessorio”.

In particolare, secondo il concetto di funzione tonale che abbiamo già studiato, a questi accordi possono essere assegnati significati che guidano nel tracciare un percorso armonico che risulti sensato per l’ascoltatore.

Per quanto ogni combinazione di questi elementi armonici minimi risulti tutto sommato almeno accettabile, alcune hanno dimostrato di essere più ricorrenti di altre, e c’è chi ha pensato di creare delle vere e proprie “mappe armoniche” per aiutare i principianti a orientarsi tra le varie possibilità. Tra le tante in circolazione, ne riporto una particolarmente semplice, ricavata da un oscuro sito web che si occupa di queste cose. Potresti provare ad usarla per creare accompagnamenti con l’aiuto del programma gratuito ChordPulse Lite… chissà che non ne venga fuori la base per il prossimo successo da hit-parade!

 
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