Le alterazioni
 
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“Alterare”, in italiano corrente, significa “modificare”, “cambiare”, “trasformare”. Una alterazione, di conseguenza, è il risultato di una modifica, di un cambiamento, di una trasformazione.

Le alterazioni in musica

In un contesto musicale, il concetto di alterazione si applica all’altezza del suono rappresentato da una nota. Una “nota alterata” è quindi una nota che rappresenta un suono di altezza diversa da quella standard (una nota non alterata si dice che è nel suo stato naturale).

Com’è facile intuire, l’altezza del suono rappresentato da una nota può essere modificata rendendo quel suono più acuto o più grave. Il segno che fa in modo che il suono rappresentato da una certa nota diventi un poco più acuto è il diesis, quello che dà l’effetto opposto è il bemolle.

Simbolo Nome Effetto
diesis rende un po’ più acuto il suono rappresentato da una nota
bemolle rende un po’ più grave il suono rappresentato da una nota

Esistono anche dei segni che hanno un effetto esattamente doppio rispetto al diesis e al bemolle. Senza troppa fantasia, a quei segni è stato dato il nome di doppio diesis e di doppio bemolle.

Simbolo Nome Effetto
doppio diesis rende il suono rappresentato da una nota doppiamente più acuto rispetto al diesis
doppio bemolle rende il suono rappresentato da una nota doppiamente più grave rispetto al bemolle

Quando si tratta di musica, dire «più acuto» e «più grave» non dà indicazioni un gran che utili se non si specifica quanto più acuto o più grave. Così come per misurare le dimensioni di un oggetto esiste il metro, esiste un’unità di misura specifica per misurare le differenze di altezza tra i suoni: il semitono. Se ti viene chiesto di spiegare che cos’è un semitono, puoi rispondere così:

Nel nostro sistema musicale tradizionale, il semitono è la più piccola differenza tra due suoni in termini di altezza.

Alla luce di questa definizione, possiamo riformulare la tabella delle alterazioni in un modo molto più preciso:

Simbolo Nome Effetto
diesis alza di un semitono il suono rappresentato da una nota
bemolle abbassa di un semitono il suono rappresentato da una nota
doppio diesis alza di due semitoni il suono rappresentato da una nota
doppio bemolle abbassa di due semitoni il suono rappresentato da una nota

In particolari circostanze, può essere necessario ricorrere ad un quinto segno di alterazione: il bequadro. Si tratta di un segno di alterazione un po’ particolare, ideato per permettere di eliminare diesis, bemolle, doppi diesis e doppi bemolle. In altre parole, si comporta come una specie di gomma per cancellare le altre alterazioni.

Simbolo Nome Effetto
bequadro elimina l’effetto di un’alterazione applicata in precedenza

Usare le alterazioni nella notazione musicale

Per usare le alterazioni nella musica scritta si usano i segni già elencati, seguendo tre semplici regole che conviene imparare a memoria.

Regola 1:  Un’alterazione si scrive immediatamente a sinistra della nota alla quale si riferisce, esattamente alla stessa altezza.

  SBAGLIATO!
l’alterazione non è
a sinistra della nota
  SBAGLIATO!
l’alterazione non è alla
stessa altezza della nota
  GIUSTO!
uso corretto
del diesis
  GIUSTO!
uso corretto
del bemolle
  GIUSTO!
uso corretto del
doppio diesis
  GIUSTO!
uso corretto del
doppio bemolle
  GIUSTO!
uso corretto del bequadro

Regola 2:  L’effetto di un’alterazione inizia nel punto in cui si trova il segno corrispondente, si estende fino alla fine della battuta o finché si trova un’alterazione diversa alla stessa altezza, e riguarda tutte le note dell’altezza indicata.

1. questo è un sol naturale (cioè non alterato) perchè si trova prima dell’alterazione riferita al sol
2. questo è un sol diesis per effetto dell’alterazione che si trova immediatamente alla sua sinistra, alla stessa altezza
3. questo è un la naturale perché nessuna alterazione precedente si trova alla sua altezza
4. questo è un sol diesis per effetto dell’alterazione precedente che si trova alla stessa altezza e nella stessa battuta
5. questo è un sol naturale perché ci troviamo in una nuova battuta e la stanghetta ha eliminato tutte le alterazioni precedenti
6. questo è un fa diesis per effetto dell’alterazione che si trova immediatamente alla sua sinistra, alla stessa altezza
7. questo è un fa naturale, poiché l’effetto del diesis precedente si riferisce ai fa nel primo spazio, non a quelli sulla quinta linea (che anche se hanno lo stesso nome non sono alla stessa altezza!)
8. questo è un fa naturale perché il bequadro che si trova immediatamente alla sua sinistra ed esattamente alla stessa altezza della nota ha eliminato il diesis precedente

Regola 3:  Un’alterazione scritta immediatamente a destra della chiave e senza una nota corrispondente si dice in chiave. Il suo effetto si estende per l’intero pentagramma e riguarda tutte le note con il nome corrispondente alla posizione del segno, salvo diversa indicazione.

1. le due alterazioni immediatamente a destra della chiave e prive di note di riferimento ci informano che su questo pentagramma tutte le note di nome rispettivamente si e mi saranno da considerare bemolle, salvo diversa indicazione
2. questo è un si bemolle, per effetto del bemolle che si trova in chiave sulla terza linea
3. questo si non è bemolle perché il bequadro immediatamente alla sua sinistra e alla stessa altezza della nota elimina (solo per la battuta in corso) l’effetto del bemolle in chiave sulla terza linea
4. anche questo si è naturale per effetto del precedente bequadro
5. questo è un si bemolle perché ci troviamo in una nuova battuta e la stanghetta ha eliminato il bequadro della battuta precedente ripristinando le condizioni iniziali (nelle quali l’alterazione in chiave ci avvisava che tutti i si sono da considerare bemolle)
6. anche questo si è ovviamente bemolle
7. questo è un mi bemolle, poiché in chiave c’è anche un bemolle nel quarto spazio (è ben vero che questo mi si trova sulla prima linea e non nel quarto spazio, ma occorre ricordare che l’effetto delle alterazioni in chiave riguarda tutte le note che hanno un certo nome, non una certa altezza!)
8. questo è un mi bemolle, sempre per effetto dell’alterazione in chiave nel quarto spazio

Le tre regole si influenzano spesso a vicenda, per cui ti sarai reso conto che il loro utilizzo non è sempre lineare. Per superare l’imbarazzo iniziale è comunque sufficiente un po’ di pratica.

 

 
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